Manca la cultura....

Qualche settimana fa ho avuto occasione di relazionarmi con una psicologa. Ho colto l'occasione per informarla dell'esistenza di questo blog, sulla natura degli argomenti che tratto. 
Le ho raccontato di avere perso due figlie e del grande bisogno che c'è di dare risalto ad un dolore che esiste e troppo spesso non trova lo spazio di cui ha bisogno.
Mi ha risposto che comprendeva la mia difficoltà, perché le mie sono morti 'senza corpo e senza tomba'.
Sono rimasta un attimo perplessa e con un sorriso gentile l'ho dovuta contraddire: 'Veramente io ho sia i corpi che le tombe...'
Quindi sono tornata sul punto e l'ho informata dell'esistenza del libro in cui racconto la mia esperienza e lei ha annuito nuovamente, ancora mi comprendeva perché a volte è utile mettere nero su bianco la propria esperienza, anche per mantenere vivo chi non c'è più.
Ho nuovamente sorriso e l'ho nuovamente e gentilmente contraddetta... I miei morti sono morti. Sono al cimitero e non è un libro a tenerli vivi. Quel libro racconta di me, di come non sono solo sopravvissuta a questo dolore, ma del percorso che mi ha portato a vivere pienamente portando con me il dolore.
Manca la cultura....
Manca fin dalla formazione.
Quanto mi sono indignata per le frasi infelici delle persone qualunque! Ma sbagliavo a pretendere che sapessero come relazionarsi con me e col mio dolore. Non sa farlo nemmeno chi dovrebbe avere acquisito le basi più elementari... 
Non è certo un demerito della psicologa con cui ho parlato, ma una mancanza sostanziale nella formazione.
Questo dolore non esiste.
Come si fa?
Me lo sto domandando da molto tempo.
Credo che la cultura parta da noi, noi che ne abbiamo esperienza.
Solo noi possiamo raccontare cosa sia davvero questo dolore, le sue implicazioni, le fasi, i pericoli, le difficoltà.
Non è sempre facile, né si riscuote sempre successo.
Per esempio, mi è capitato di relazionarmi più volte con un ginecologo di cui ho grande stima. Era presente durante il parto delle mie due figlie morte ed è stato presente alla nascita di Tristano.
Durante la visita post parto, gli è caduto l'occhio sul bavaglino ricamato col nome del piccolo ed ha strabuzzato gli occhi. 'Povero bambino...' è stato il suo commento. Per non parlare della contrarietà per avere deciso di partorirlo alcuni giorni prima del termine.
Ho cercato di spiegare.
Tristano è un nome forte, coraggioso, antico... e aveva due giri di cordone intorno al collo... certo non lo sapevamo... ma ci sentivamo che era ora... dovevamo tirarlo fuori perché avevamo dato tutto, a quel punto la paura era davvero incontenibile. Con senno di poi, era una paura fondata.
Beh, quel medico si è congedato chiedendomi seriamente se facevo uso di psicofarmaci e esortandomi a proseguire gli incontri con la psichiatra.
Se avessi chiamato mio figlio Mario, non avrebbe pensato che l'aborto mi avesse tolto il senno.
E' che manca la cultura...
Manca fin dai luoghi in cui dovrebbe esserci di più.
E' molto difficile farsi largo e portare il bisogno di divulgare ed essere pronti a sostenere mamme come noi.
So che è difficile perché ci stiamo provando da più di un anno: cercare di entrare in ospedale con un programma di sostegno per chi perde il proprio bambino.
Ma non ci riusciamo. Mancano i fondi... 
No, mi dispiace: manca la cultura.
Non importa fin dove possiamo arrivare, basta poco, basta ciò che riusciamo a dire o fare e sarà già più del nulla che sarebbe senza le nostre piccolissime voci.
Così alcuni mesi fa sono partita con Tristano di pochi mesi e sono entrata nel comune della mia città.
Ho trovato chi aveva voglia di dedicarmi un po' di tempo. Con pazienza, attenzione e rispetto ha ascoltato la mia storia. Cullavo Tristano mentre gli raccontavo che ho dovuto dichiarare 'disinteresse per il feto' prima di seppellire le mie figlie. Gli ho raccontato che abbiamo dovuto seppellirle in un campo che non ha nulla di dignitoso... 
C'è bisogno che la società si occupi di queste morti, perché è a partire da questo che si prende cura di chi resta in vita. Solo con una buona elaborazione del lutto si potrà essere persone 'sane' nel corpo e nella mente. E' un servizio sociale di prevenzione sul decadimento psicologico di moltissime famiglie.
Gli ho lasciato tutta la documentazione che ho trovato sulle leggi che regolano queste sepolture. Nelle mie ricerche mi sono imbattuta in un blog davvero surreale: funerali.org. Fortuna che c'è!
Quest'uomo si è impegnato per fare ciò che può. Ha cominciato a portare la discussione nell'aula del comune. A settembre mi ha anticipato la necessità di un incontro con l'assessore dei servizi funebri.
In tutto ciò, la parte davvero importante non è tanto ottenere un campo dignitoso in cui seppellire i nostri bambini (se lo desideriamo), ma è mobilitare diverse persone e obbligarle a ragionare sull'esistenza del nostro dolore, dei bisogni ad esso correlati.
Questo è un inizio di cultura.
Grazie a mamma Anna

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